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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
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La mwdqBiblioteca Nazionale Centrale di Firenze (mwdgBNCF) è una delle più importanti biblioteche italiane ed europee. Insieme alla mwdwBiblioteca nazionale di Roma, svolge le funzioni di mweabiblioteca nazionale centrale.

Possiede infatti circa 8 999 667 volumi a stampa di cui mweg2 703 899 mwewopuscoli, 25 311 mwfamanoscritti, 4 089 mwfqincunaboli, mwfg29 123 edizioni del XVI secolo e oltre mwfw1 000 000 di mwgaautografi. Le scaffalature dei depositi librari coprono, al 2024, mwgq138 km lineari, con un incremento annuo di oltre mwgg1,5 km.cite-ref-1[1]

Contents

Storia
Note

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Storia

Il nucleo originario della biblioteca proviene dalle collezioni di mwjgAntonio Magliabechi, costituite da circa mwjw30 000 volumi devoluti integralmente, secondo il lascito testamentario del 1714, «a beneficio universale della città di Firenze», e sistemati nello Stanzone della commedia o della Dogana, che nei secoli precedenti era stato luogo di rappresentazioni teatrali e noto come mwkaTeatrino della Baldracca. Con mwkqmwkgmotu proprio del 25 dicembre 1736, mwkwGian Gastone de' Medici ordinava al magistrato supremo di prendere possesso della libreria Magliabechi, che diventava, con questo atto, la prima biblioteca pubblica fiorentina, comunemente denominata Magliabechianacite-ref-2[2]. Con lo stesso atto affidava ad mwmaAntonio Cocchi l'incarico di compilare l'inventario della raccolta libraria appartenuta a Magliabechi, a cui era stata unita, per disposizioni testamentarie del proprietario, la libreria di Anton Francesco Marmi.

Per assicurare l'incremento librario della nascente Biblioteca il documento granducale stabiliva che vi fosse depositato un esemplare di ciascuna delle opere stampate a Firenze, obbligo esteso nel 1743 a tutti gli stampatori del territorio del mwmgGranducato di Toscana. Con atto successivo il Granduca donava alla Biblioteca lo stanzone fino ad allora in affitto. La prima apertura al pubblico risale al 1747, con il nome di mwmwBiblioteca Magliabechiana, dopo che erano stati ristrutturati gli spazi ed era stata effettuata la catalogazione e l'ordinamento dei libri.

Nel 1771 il Granduca mwoqPietro Leopoldo I di Toscana dispose che la mwogBiblioteca Palatina Mediceo-Lotaringia, costituita dalle raccolte librarie medicee e lorenesi, fosse unita alla Magliabechianacite-ref-3[3] che negli anni successivi fu arricchita da numerosi lasciti e donazioni. Nel tempo si aggiunsero le biblioteche di ordini e corporazioni religiose soppresse a partire dagli anni '70 del Settecento da Pietro Leopoldo fino alle soppressioni napoleoniche del 1808.

Nel 1861 il ministro Francesco De Sanctis disponeva l'unione della Magliabechiana con la mwqaBiblioteca Palatina dando vita alla Biblioteca nazionale di Firenzecite-ref-4[4]. Dal 1885 la biblioteca, trasferita quell'anno al mwrqpalazzo Castellani, assume anche l'appellativo di mwrgCentrale. Dal 1870 riceve per diritto di stampa una copia di tutto quello che viene pubblicato in mwrwItalia.

Durante la mwsqPrima guerra mondiale morirono Luigi Pani e Mario Borgiotti, due ordinatori - distributori della biblioteca. In loro ricordo, nel 1938, fu inaugurata una lapide posta al piano terra, accanto alla Direzione.cite-ref-5[5]

Durante i lavori del XIII Comitato per la protezione dei beni in caso di conflitto armato, che si è svolto a Parigi presso la sede dell'UNESCO il 6 e 7 dicembre 2018, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è stata iscritta nella lista dei beni culturali sottoposti a protezione rafforzata in caso di conflitto armato, prevista dal II Protocollo del 1999 della convenzione UNESCO dell'Aja del 1954.cite-ref-unseco-6-0[6] L'iscrizione nella lista comporta l'immunità: in caso di conflitto armato i siti debitamente contrassegnati con lo scudo blu della Convenzione non possono essere oggetto di attacchi né essere utilizzati per fini militari.cite-ref-unseco-6-1[6]

"Fondi" d'Archivio

Nel "Fondo Martelli" sono conservati anche codici già appartenuti al collezionista fiorentino mwwqPiero del Nero.

La sede

Originariamente la Biblioteca aveva sede, come tutti gli uffici pubblici dell'amministrazione granducale, nei locali del complesso degli mwyaUffizi. Dopo il trasferimento della mwyqcapitale a Firenze iniziarono le ipotesi di trasferire la biblioteca in spazi adeguati; nel 1892 il bibliotecario Desiderio Chilovi e l'architetto Mansueti presentarono un progetto per i 2.700 metri quadrati concessi dallo Stato in un'area accanto a mwywpiazza dell'Oliocite-ref-7[7], un altro progetto ipotizzò lo spostamento in un edificio posto tra mwaavia Vacchereccia e mwaqPor Santa Mariacite-ref-8[8].

Successivamente fu ipotizzata dal Comune la sua collocazione tra mwbwvia Pellicceria, mwcavia Porta rossa e mwcqvia dei Sassetti. Nel 1902, individuata definitivamente l'area accanto alla chiesa di Santa Croce, fu bandito un concorso per la sua progettazione. Il luogo scelto per la costruzione era una superficie di mwcg10 000 metri quadrati, occupata all'epoca dalla caserma dei Cavalleggeri e compresa tra il complesso di mwcwSanta Croce, il fiume mwdaArno e delimitata a sud dal mwdqcorso dei Tintori, una dislocazione che si rivelerà tristemente sbagliata in occasione dell'mwdgalluvione di Firenze.

Nel 1909 furono demolite le vecchie caserme e l'infermeria dei frati, i lavori iniziarono nel 1911 su progetto dell'architetto mweaCesare Bazzani, successivamente ampliato dall'architetto mweqVincenzo Mazzeicite-ref-9[9]. Tra il 1913 e il 1914 aperta la nuova strada delimitante l'edificio ad ovest (attuale mwfgvia Antonio Magliabechi). Subito dopo i lavori dovettero essere sospesi per il sopraggiunto conflitto mondiale. L'attività del cantiere riprese con vigore solo con l'avvento del regime fascista, di modo che nel 1929 fu inaugurato un primo corpo, corrispondente alla tribuna dantesca e galileiana posta in angolo tra le due vie, mentre le sale di lettura vennero collocate provvisoriamente nel locale della libreria del convento di Santa Crocecite-ref-10[10]. La prima parte ad essere completata (1929) fu quella della "Tribuna dantesca e galileiana" posta in angolo, quindi una parte più monumentale che funzionale; mentre le sale di lettura erano provvisoriamente collocate nel locale della libreria dell'ex convento di Santa Croce.

Il complesso fu inaugurato il 30 ottobre del 1935, ma sin dall'inaugurazione dell'edificio furono notate alcune carenze riguardo ad alcune funzioni, come gli uffici per il personale o una sede per la sezione rari ed mwigincunaboli, anche a causa della mancata realizzazione di un secondo corpo, previsto nel progetto Bazzani. Tale porzione fu realizzata solo nel 1962 su progetto dell'architetto Mazzei, con la congiunzione dell'ala ovest dell'edificio con il complesso del chiostro di Santa Croce. Altre parti del progetto originario non furono mai realizzate, per le critiche all'architettura ed anche per motivi economici, come l'ampia piazza davanti alla facciata e prospiciente l'Arno, per la quale erano state scolpite le due statue di mwiwDante e mwjaGalileo che oggi sono incassate nelle due torrette in cima alla facciata; inoltre si eliminò un attico previsto sulla facciata e tre dei sei magazzini previsti; l'ala nord-ovest avrebbe dovuto avere una facciata simile a quella sull'Arno, ma non fu mai realizzata. L'edificio monumentale, in stile eclettico con qualche accenno mwjqLiberty, fu molto criticato, soprattutto per la facciata con le torrette che, al pari dei discussi campanili di mwjgSan Pietro di mwjwBernini, furono soprannominate "le orecchie dell'architetto".

Sullo smusso tra mwlqcorso dei Tintori e mwlgvia Antonio Magliabechi, la monumentale tribuna dantesca, alla quale segue un ingresso su un corpo arretrato, segnato con il civico 2, sempre relativo ai lavori degli anni trenta. Segue un ampio corpo di fabbrica moderno, realizzato con un successivo cantiere chiuso nel 1962 su progetto dell'architetto Velio Mazzei, ad ampliare gli spazi in questa area come peraltro aveva previsto, seppure in forme diverse, il progetto Bazzani. Questo corpo, allineato con il fronte della mwmabasilica di Santa Croce, si presenta come ampio parallelepipedo di quattro piani fuori terra, con rivestimento in lastre di pietra forte e con un fronte finestrato a maglia modulare che caratterizza fortemente l'intervento. Nella breve striscia di terreno tra l'edificio e la sede stradale è una fila di cipressi. In prossimità del complesso della chiesa di Santa Croce è uno spazio rientrante ugualmente a verde che crea una zona di rispetto tra il nostro edificio e il grande cenacolo del convento francescano: qui si possono apprezzare alcuni stemmi della famiglia mwmqSpinelli e un grande stemma dell'mwmgArte dei Mercatanti (quest'ultimo ricollocato sull'edificio moderno da qualche preesistenza demolita), legati al grande complesso francescanocite-ref-11[11].

Gli spazi interni sono organizzati secondo due assi che si incrociano nell'ampia e monumentale sala di distribuzione: quello parallelo al fiume con gli uffici, le sale per i periodici e le sale di lettura, di distribuzione e dei cataloghi, e quello che dal portico d'ingresso porta sul retro dove ci sono i magazzini librari. L'impianto fortemente classicheggiante presenta numerosi archi e colonne ed uno scalone monumentale. Il salone di lettura, a pianta rettangolare, è caratterizzato da arcate sorrette da colonne con capitelli ionicicite-ref-12[12].

Alluvione del 4 novembre 1966

Con l'mwqgalluvione di Firenze del 1966 la biblioteca divenne il triste simbolo nel mondo, assieme al mwqwmwraCrocifisso di mwrqCimabue del vicino mwrgconvento di Santa Croce, dei danni irreparabili inflitti al patrimonio culturale della città dalla catastrofe naturale.

A causa della sua vicinanza al mwsafiume, gli interni dell'mwsqedificio furono completamente allagati fino all'altezza di sei metri; in particolare andarono sommersi i depositi sotterranei. I gravissimi danni, in particolare all'intera mwsgemeroteca, alla preziosa raccolta delle Miscellanee, al fondo Magliabechiano, al fondo Palatino e a numerose altre raccolte, nonché a tutti i cataloghi a schede e a volume, all'apparato bibliografico delle sale di lettura e agli arredi, furono in parte arginati dal tempestivo aiuto dei cosiddetti mwswAngeli del Fango, un esercito di volontari provenienti da tutto il mondo che lavorò instancabilmente, nel freddo di mwtanovembre e in condizioni precarie senza mwtqcorrente elettrica, per salvare il salvabile, recuperando i libri e mettendoli temporaneamente al sicuro in attesa di un possibile restauro. Il direttore della BNCF di allora, mwtgEmanuele Casamassima, liquidò il mwtwPresidente della Repubblica mwuaGiuseppe Saragat, venuto in visita ai luoghi del disastro, con la laconica frase mwuq"Presidente, ci lasci lavorare".cite-ref-13[13]

Una parte rilevante dei fondi danneggiati è stata così recuperata ad opera del mwvwCentro di restauro creato per l'occasione, ma una parte consistente del patrimonio librario è andata definitivamente distrutta.

Nel portico d'ingresso si trova una targa dettata da mwwqBruno Migliorini nel 1967 per ricordare gli mwwgAngeli del fango, i volontari che operarono per salvare il patrimonio fiorentino dopo l'mwwwalluvione di Firenze:

Nel novembre 2006 ha accolto le celebrazioni per i quarant'anni dell'opera di aiuto degli mw2amw2qAngeli del Fango durante l'alluvione di Firenze.

Servizi bibliografici

Con il Regolamento organico del 1885, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze venne attribuito il compito di documentare la produzione editoriale nazionale. Nasceva così nel 1886 il mw4a"Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa", diventato poi a partire dal 1958 mw4qmw4gBibliografia nazionale italiana. Nel 1957 è stato pubblicato il mw4wCatalogo cumulativo, repertorio che raccoglie tutte le segnalazioni bibliografiche contenute nelle annate del Bollettinocite-ref-14[14].

La BNCF è stata sede pilota nella creazione del mw6qServizio Bibliotecario Nazionale volto alla automazione dei servizi bibliotecari e alla costruzione di un indice nazionale delle raccolte librarie possedute dalle biblioteche italiane. Nella sala di ricerca i cataloghi cartacei sono stati sostituiti da circa un decennio da computer, con i cataloghi interamente consultabili su internet.

Automazione

La biblioteca è stato un importante punto di riferimento per il processo di automazione delle biblioteche italiane. Negli anni '60 Diego Maltese avvia la sperimentazione del trasferimento delle schede del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dalla BNCF su nastri per produrre i 41 volumi del Catalogo cumulativo (CUNI). Da quella esperienza, ed in collegamento con l'Istituto Europeo di Fiesole, nasce il gruppo che con l'mw7qICCU guidato da mw7gAngela Vinay progetta il mw7wServizio bibliotecario nazionale (SBN).cite-ref-15[15]

Direttori

Il direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ai sensi dell'articolo 42 del regolamento emanato con D.P.R. 3 maggio 2006, n. 252, è componente di diritto della Commissione per il mw9gdeposito legale. Qui segue la relativa cronotassi:

• Atto Vannucci: 1861 - 1862
• Giuseppe Canestrini: 1862 - 1870
• Luigi Passerini Orsini de Rilli: 1871 - 1877
• Torello Sacconi: 1877 - 1885
• Desiderio Chilovi: 1885 - 1905
• Salomone Morpurgo: 1905 - 1923
• Paolo Bersotti: 1923 - 1924 (reggente)
• Angelo Bruschi: 1924 - 1933
• Domenico Fava: 1933 - 1936
Anita Mondolfo: 1936 - 1937
• Antonio Boselli: 1937 - 1944 (in aspettativa dal 1941)
• Anna Saitta Revignas: 1941 - 1945 (reggente)
• Anita Mondolfo: 1945 - 1953
• Irma Merolle Tondi: 1953 - 1956
• Alberto Giraldi: 1956 - 1964
• Benvenuto Righini: 1964 - 1965
Emanuele Casamassima: 1965 - 1970
• Anna Maria Giorgetti Vichi: 1970 - 1973
• Pietro Puliatti: aprile-giugno 1973
• Maria Luisa Garroni: 1973 - 1976
• Diego Maltese: 1976 - 1979
• Anna Lenzuni: 1980 - 1988
• Carla Guiducci Bonanni: 1988 - 1995
• Gloria Cerbai (reggente): 1995 - 1996
• Antonia Ida Fontana: 1996 - 2010
• Maria Letizia Sebastiani: 2010 - 2015
• Luca Bellingeri: 2015 - 2023cite-ref-16[16]
• Anna Lucarelli (delegata dal Direttore generale avocante): 2023 - 2024
• Elisabetta Sciarra: dal 2024

Note

cite-note-11. Ministero per i beni e le attività culturali e il paesaggio. Direzione generale Bilancio Servizio III. Vigilanza ed erogazioni liberali. Ufficio di statistica. Rilevazione 2013.
cite-note-22. mwaqsMaria Mannelli Goggioli, mwaqwLa Biblioteca Magliabechiana. Libri, uomini, idee per la prima biblioteca pubblica a Firenze, Firenze, Olschki, 2000, pp.mwaq0 45-48.
cite-note-33. mwareMaria Mannelli Gogglioli, mwariLa Biblioteca Palatina Mediceo Lotaringia ed il suo catalogo, in mwarmCulture del testo, n. 3 (settembre-dicembre 1995), Firenze, Titivillus, 1995.
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cite-note-55. mwaroMarco Fanti, mwarsmwarwLapide a Borgiotti e Pani – Firenze, su mwar0Pietre della Memoria, Associazione fra Mutilati ed Invalidi di Guerra, 20 ottobre 2025. mwar4URL consultato il 21 ottobre 2025.
cite-note-unseco-66. mwasqmwasumwasyDirezione Generale Biblioteche e Istituti Culturali La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nella lista UNESCO dei beni protetti in caso di guerra, su mwasclibrari.beniculturali.it. mwasgURL consultato il 3 aprile 2019.
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cite-note-88. mwatiArnaldo Ginevri, mwatmmwatqIl nuovo palazzo per la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Tipografia Barbera, 1897.
cite-note-99. mwatgPio Piacentini, Marcello Piacentini e mwatkGiuliano Bonazzi, mwatoDi un edificio per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Roma, 1903.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni

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